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Il Corpo dei vigili del Fuoco
Fu istituito con il Regio Decreto Legge del 27 febbraio 1939, successivamente convertito in Legge 1570 del 27 dicembre 1941 e riunì tutti i corpi precedentemente presenti sul territorio nazionale nelle varie città. Lo scopo della sua fondazione fu quello di garantire un adeguato soccorso a tutta la popolazione Italiana, dopo aver visto le difficoltà che si erano create nel Terremoto della Sicilia-Calabria dove, per la prima volta, operarono insieme vari corpi di Civici Pompieri provenienti da numerose città italiane, ognuno con le proprie attrezzature. Questo fatto creò non pochi problemi, visto che non tutti erano attrezzati allo stesso modo. Il nuovo governo fascista, quindi, resosi conto di questa lacuna, affidò l'incarico ad un ardito della Prima guerra mondiale, Alberto Giombini nato a Jesi il 18 luglio 1898 il quale, grande organizzatore, viene chiamato dal Ministero dell'Interno, per coordinare la nascita di un unico Corpo di Vigili del Fuoco in Italia. È lui l'artefice di tutta la macchina organizzativa che da allora, e fino ai giorni nostri, ha fatto sì che il personale del CNVVF si sia arricchito di esperienze, di nuove professionalità, specializzazioni e attrezzature, diventando uno dei più avanzati al mondo; lo stesso, quindi, diventò il primo Direttore della "Direzione Generale Servizi Antincendi" (DGSA) e fu cambiato il nome da Pompieri (francesismo derivante dal Sapeurs-Pompiers francese) in Vigili del Fuoco (si vuole pensato da Gabriele D'Annunzio). Pesante anche il tributo di morti pagato da ogni Comando, nella Seconda guerra mondiale, dagli uomini del Corpo, pagato unicamente per portare soccorso alle popolazioni civili colpite da bombardamenti.
Nel 1942 viene creato il "Battaglione S. Barbara" e la creazione avviene in un momento particolare della guerra quando, cioè, le sorti si ribaltano a favore degli anglo-americani, e la ritirata di Russia, e la battaglia di El Alamein persa con onore dagli Italiani (i Soldati Italiani, sebbene sconfitti, ebbero l'onore delle armi) fanno rendere conto agli italo-tedeschi che l'isola di Malta, possedimento britannico, è una vera e propria spina nel fianco per i convogli navale diretti in Africa Settentrionale! Viene concepita, quindi, l'idea dell'invasione dell'isola a mezzo delle autoscale dei Vigili del Fuoco, montate su posamine che avrebbero dovuto raggiungere e circondare l'isola eppoi, sviluppate le volate delle scale, far salire i soldati che avrebbero così, invaso il territorio. Quindi Giombini, in gran segreto, chiese a tutti i 94 Corpi una lista di volontari per il suddetto Battaglione e le richieste furono tanto numerose che si videro costretti ad effettuare una selezione rigidissima per il personale da arruolare: la richiesta minima parlava di personale con età anagrafica inferiore ai 42 anni. Vagamente si accennava a "zone di operazioni" ma mai esplicitamente si parlò di Malta. Nell'ottobre del 1942 i selezionati si ritrovarono a Roma, non alloggiati a Capannelle, ma attendati affianco. Il Comandante era l'ing. Piermarini che dopo la Guerra, diventò Comandante delle SCA, ed il motto adottato dal "Battaglione S. Barbara" fu: Vigiles victoriam anhelantes:
L'operazione, denominata "C3" dagli italiani ed "Hercules" dai tedeschi, fu però di colpo abbandonata nello stesso mese di ottobre, il Battaglione sciolto, ed ai primi di novembre, causa l'aumento dei bombardamenti anglo-americani sulle nostre città, gli uomini furono suddivisi in 5 Centurie ed inviati nelle città maggiormente colpite dalle bombe nemiche (Torino, Genova, Roma, Napoli, Milano)in aiuto ai Vigili del Fuoco dei Comandi interessati. Le scale smontate furono restituite ai Comandi ed il personale che aveva fatto parte del Battaglione, fu autorizzato a portare sulla divisa lo stemma della "S. Barbara", ebbe un diploma di appartenenza, e l'Amministrazione si riservò la prerogativa, in caso di necessità, di ricostituire lo stesso.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, è impegnato a fianco dei bambini dal 1989, da quando cioè ha ricevuto la nomina di "ambasciatore di buona volontà" da parte del Comitato Italiano per l'Unicef. Tra le campagne cui ha partecipato, c'è "Yes for Children", per un manifesto dei diritti dell'infanzia.
Il Corpo dei vigili del Fuoco in Provincia di BELLUNO
INTRODUZIONE
Si da quando l’uomo ha scoperto il fuoco, questo oltre a portare notevoli migliorie alla sua vita, questo ha introdotto una nuova serie di pericoli sino ad allora sconosciuti. Tali “problemi” sono andati man mano aumentando con il passare del tempo ed il progredire della civiltà. Infatti l’uomo è passato dalla vita in grotte alla vita in capanne di canne e successivamente in capanne e case costruite prettamente in legno. Ogni qual volta si verificava un principio d’incendio, molto probabile visto che i fuochi dovevano rimanere perennemente accesi causa la scarsità di fonti di innesco, questi si trasformavano rapidamente in furiosi incendi che distruggevano tutto quello che incontravano sulla propria strada.Per trovare una prima forma di organizzazione antincendi bisogna giungere sino al tempo dei romani di cui si hanno notizie sin dal 300 a.c. circa. Si trattava di squadre costituite da schiavi incaricate di estinguere i numerosi incendi che si sviluppano nell’antica Roma. In particolare sotto l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto (33 a.c.-17 d.c.) nell’anno 6 d.c. viene istituita una vera e propria Milizia (Militia Vigilum) incaricata della lotta antincendio. La milizia era composta da 7 “Cohortes Vigilum”, ognuna delle quali contava mille uomini e dislocate nel perimetro della città.Nelle altre province dell’Impero l’opera di estinzione degli incendi era affidata a coloro che effettuavano lavori particolari quali fabbri, muratori, ecc… e che erano raccolti nei “Collegia Fabrorum” (Collegio dei Fabbri). E uno di questi collegi si trovava appunto nella città di Belluno.Con la caduta dell’Impero Romano e l’avvento del Medioevo l’organizzazione dei servizi antincendio scompare ed anche l’attenzione verso la prevenzione degli incendi cala drasticamente. Solo l’opera dei frati dei tanti conventi presenti sul territorio e alcune volte la disponibilità della popolazione permette di garantire in caso di incendio un minimo di intervento.Con il finire del Medioevo e la nascita dei primi comuni si riaffaccia la necessità di riorganizzare la vita delle comunità e tra queste quella dei servizi antincendio. Attorno al XIV secolo si ha la rinascita in alcune città di servizi antincendio con il miglioramento della rete di distribuzione dell’acqua. Nel XV secolo si ha notizia dell’istituzione nelle grandi città di servizi dotati di apposite attrezzature per la lotta agli incendi (Le guardie del Fuoco) vedi Torino – Casale Monferrato – Moncalieri e successivamente Milano - Venezia.- Parma e Piacenza.Le attrezzature all’inizio sono molto semplici (pale, picconi, corde, secchi, ecc…) per poi svilupparsi nel tempo con l’avanzare della scienza e della tecnica.Sin dalla fine del settecento si ha notizia a Belluno ed in altri paesi della provincia di servizi di “guardie al fuoco” che effettuano un servizio di vigilanza contro gli incendi, di solito dando l’allarme utilizzando le campane delle chiese presenti sul territorio. Tale servizio è principalmente di vigilanza e di allarme mentre l’etinzio degli incendi è ancora affidata alla buona volontà della popolazione che in caso di necessità si riunisce creando le ormai famose catene umane, che prelevando l’acqua dalle fontane a mezzo di secchi di tela la trasporta fin sul luogo del sinistro per l’estinzione dell’incendio. Si tratta quindi di mutua solidarietà, ma con l’avvanzare della rivoluzione industriale, il miglioramento delle condizioni di vita ed il conseguente aumento della popolazione questo non è più sufficiente. Nel 1873 inoltre Belluno viene colpita da un violento terremoto che provoca numerosi danni e che evidenzia la necessità di un servizio di soccorso organizzato.
I CIVICI POMPIERI (1866)
Per trovare la prima vera e propria organizzazione antincendio in provincia bisogna giungere sino al 1866, a Cortina d’Ampezzo (non ancora italiana), in cui viene fondato il corpo dei “Pompieri Volontari”, i quali organizzati e dotati di apposita attrezzatura intervengono nel paese di Cortina e in quelli limitrofi al suono delle campane. Sciolto alla vigilia della prima guerra mondiale verrà rifondato nel 1919 per merito del Cav. Angelo DALUS (1882 – 1974).E’ il 1874 quando a Dosoledo (Complico Superiore), sotto la spinta dei numerosi incendi (in particolare quello che colpisce Lozzo di Cadore nel 1867) che colpiscono i vari paesi in zona e le valutazioni sui rischi esistenti nasce la “Società Pompieri” che opera sia nel paese che in quelli limitrofi oltre che per lo spegnimento anche per la prevenzione degli incendi.Qualche anno più tardi anche nel capoluogo di provincia, Belluno, nasce sotto la spinta volontaristica il corpo dei Civici Pompieri di Belluno, è l’anno 1883.Il comandante Ferdinando MASSENZ in collaborazione con l’Assessore Delegato del comune di Belluno stende il primo “Regolamento dei Civici Pompieri di Belluno” che viene approvato e firmato DAL Sindaco di Belluno il 13 gennaio 1884, successivamente dalla Deputazione Provinciale (attuale Prefettura) il 13 giugno 1884 e dal Ministero dell’Interno il 21 luglio 1884.Successivamente, il 21 settembre 1884, viene promulgato il “Regolamento Disciplinare per il Corpo dei Civici Pompieri di Belluno” che viene sottoscritto dai primi dodici pompieri il 28 settembre 1884 e da altri tre l’8 marzo 1891.Nel 1883 tra l’altro il corpo appena costituito riceve il permesso di effettuare esercitazioni la domenica mattina nel cortile del convento dei Gesuiti (attuale Parco Città di Bologna), di stabilire il magazzino nel palazzo del Comune e di alloggiare i mezzi sotto il portico interno della Prefettura.Già dal settembre 1884 si ha però notizia che “Il magazzino dei Pompieri è stabilito dalla Giunta Municipale in un locale al pian terreno del Palazzo delle Assise (ora palazzo Belluno), ed in questo sono custodite le macchine e gli attrezzi.Nei regolamenti si trova ancora riferimento alla Guardia del Fuoco comunale che ha l’incarico di tenere in efficienza i mezzi necessari all’allarme e agli interventi, a presidiare il magazzino ed inviare sul luogo degli interventi macchine e mezzi necessari.Nel 1887 su iniziativa di alcuni abitanti della comunità di Pieve di Livinallongo nasce il locale corpo dei pompieri che qualche anno dopo vedrà svilupparsi una sede anche nella frazione di Arabba dove attualmente sussiste ancora il locale distaccamento volontario.Lo stesso anno, 1887, nasce a S. Vito di Cadore la “Società dei Pompieri” a seguito del disastroso incendio della frazione di Chiappuzza (1880). Già dal 1882 infatti la locale comunità si è dotata di una “macchina idraulica per l’estinzione degli incendi”. Attorno al 1890 inoltre la Società Pompieri volontari si dota inoltre di una banda musicale composta da una quindicina di elementi.Nel 1893 nasce un corpo di Pompieri volontari anche nel paese di Valle di Cadore.Nel 1894 analoga istituzione viene fondata nel comune di Auronzo di Cadore, anche in questo caso agli albori l’istituzione si chiamerà “Società Pompieri Volontari” la quale si avvale anche della presenza di una banda musicale.Il 22 gennaio 1899 a Lorenzago di Cadore si tiene la prima “Adunanza dell’Assemblea Generale” per discutere l’atto di fondazione dell’”Associazione Pompieri Volontari” promulgato il 12 gennaio dello stesso anno. L’Associazione conta sin dalla sua fondazione di una banda musicale.E’ il 23 settembre 1900 quando a Colle S. Lucia (ancora sotto il dominio dell’Impero Austriaco) viene ufficializzata con atto sottoscritto dal Sindaco la nascita di una “Società dei Pompieri Volontari”. Il regolamento riguardante la Società viene promulgato il 26 Novembre 1900.Nell’agosto del 1892 un furioso incendio rade al suolo il villaggio Al Monico in comune di Selva di Cadore, da qui si sviluppo forte la necessità di avere a disposizione un servizio sempre pronto per l’estinzione degli incendi. Altri grossi incendi che avevano colpito alcuni paesi della provincia davano supporto a quest’idea (Lozzo di Cadore – 1867 e 1876, Dosoledo – 1874, Laggio di Cadore – 1875, Valle di Cadore – 1875, Calalo di Cadore – 1887, Venas di Cadore – 1887, Caprile - 1895). Sebbene a seguito dell’incendio del 1892 si costituisse a Selva una specie di organizzazione antincendio, la data ufficiale di fondazione della “Società Pompieri Volontari Selva di Cadore è il 16 marzo 1904.Ormai tutti i paese di montagna si rendono conto dell’assoluta necessità di dotarsi di un presidio organizzato di Pompieri preposto all’estinzione dei numerosi incendi che si verificavano.Nel 1906 anche Calalzo di Cadore valuta l’opportunità di fondare un proprio Corpo e lo fa con delibera comunale l’anno stesso. Primo comandante fu nominato Osvaldo Fiori e la prima “macchina” in dotazione era una pompa a mano montata su un carro che veniva trainato sul luogo dell’incendio a braccia.Nella solennità di San Marco del 1911 viene inaugurata la “Società Pompieri Zoldo Alto” e solennemente benedetta la sua bandiera. La Società ha incarico di intervenire in tutta la valle del Maè ed oltre al magazzino a Fusine ne ha altri dislocati nelle varie frazioni quali Brusadaz, Coi ed altre in cui sono ricoverate le attrezzature necessarie agli interventi. Numerosi sono i grossi incendi cui i locali pompieri devono fare fronte sin dall’inizio (ad esempio Villaggio di Brusadaz 11/09/1911 – Forno di Zoldo 22/05/1912 – Villaggio di Colcelver 27/10/1912)Il 1 novembre 1911 anche il paese di Longarone di dota di un proprio “Corpo di Pompieri”, a comandarlo viene nominato Tovanella Antonio.Intanto a Belluno il Corpo dei Civici Pompieri è cresciuto sia di numero che di qualità. Numerose sono le partecipazioni a convegni e manifestazioni pompieristiche sia locali che nazionali. Si ricorda la partecipazione nel gennaio 1886 a Roma al I° Congresso Nazionale del Corpo dei Civici Pompieri.Si evidenzia anche l’esigenza di trovare una collocazione più dignitosa dove ricoverare uomini, mezzi ed attrezzature di cui il corpo si è dotato. Questo avviene nell’anno 1911, i Civici Pompieri si trasferiscono nella nuova sede di Piazza Piloni terminata nel suo primo blocco l’anno precedente (1910).Il 29 novembre 1913 il municipio di Belluno promulga un nuovo regolamento per i “Pompieri” recependo anche le delibere del 28 dicembre 1906, 23 febbraio 1907 e 9 agosto 1913.Di seguito si riportano alcuni estratti di tale regolamento:“art. 2 – Il Corpo si compone di ventiquattro pompieri, del Comandante, di un Caposquadra e di tre Sotto capi …Dovranno tutti abitare in Città o nei sobborghi ad eccezione di quattro la cui abitazione ed ordinaria dimora dovranno essere nel capoluogo di Castion. …”“art. 6 – per i pompieri effettivi il Municipio provvede a proprie spese il corredo degli attrezzi e delle uniformi occorrenti, che rimangono però sempre di proprietà comunale. L’uniforme consiste in una tenuta di panno per le solennità ed in altra tenuta di fatica con elmo, berretto e mantello. …”“art. 7 - … Alla torre parrocchiale di Castion oltre al suono della campana deve esporsi subito se di giorno una bandiera, se di notte un fanale a lastre rosse, e ciò a destra, nel centro o a sinistra, secondo il punto in cui è scoppiato l’incendio.”“art. 8 - … Se l’incendio è scoppiato nella parte alta del territorio di Castion i Pompieri residenti in quella frazione trasporteranno subito sul luogo la pompa e gli attrezzi. …”Nel 1915 l’Italia entra nella prima guerra mondiale e gli uomini abili che costituiscono i vari presidi antincendio della provincia vengono chiamati alle armi ed inviati al fronte. Nei villaggi e nei paesi a garantire il servizio antincendio non restano che i più anziani e i più giovani che continueranno comunque l’opera e nei centri più grossi e a ridosso al fronte i Pompieri del Genio Militare inviati dall’esercito. Esempi si hanno a Belluno e S.Vito di Cadore dove questi resteranno sino ai primi mesi del 1919.In questa data numerose sono le comunità che rifondano i propri Corpi e Società dei Pompieri.A Belluno viene nominato Comandante l’Ing. Alberto POLIT, laureato a Padova in ingegneria civile, aveva prestato servizio durante la guerra in prima linea e successivamente veniva incaricato di numerosi ruoli sia militari che civili.Nel 1921 per opera attiva ed instancabile del Comandante Ing. Polit il Corpo di Belluno viene dotato di attrezzature e macchinari moderni e si dota di un’organizzazione fondata su criteri moderni tanto che al Convegno Nazionale di Ravenna di quell’anno i pompieri bellunesi riportano belle vittorie.L’anno seguente il Municipio di Canale d’Agordo valutando l’efficacia di avere sempre a disposizione uomini e mezzi per l’estinzione degli incendi si dota di un proprio servizio e fonda la locale “Società dei Pompieri”.Negli anni venti vi è un progressivo miglioramento di macchine ed attrezzature a servizio dei benemeriti che si impiegano volontariamente nell’opera di spegnimento degli incendi. I pompieri non si devono più tassare, come succedeva all’inizio, per poter far funzionare i vari Corpi e Società ma intervengono in maniera determinante le varie comunità che ormai si sono rese conto della preziosa opera svolta da qui uomini.Infatti in una pubblicazione commerciale dell’epoca si legge:“Il corpo consta di 24 uomini di cui tre graduati. La dotazione del materiale professionale è costituita da un’autopompa Bergomi Isotta Fraschini da 1200 litri al minuto primo; una moto pompa Tamini da 1500 litri rimorchiata da una 15 Ter Fiat, attrezzata da carro campagna; un autocarro G.M.C. americano con pompa a mano per servizi di campagna; una autolettiga G.M.C. americana; una scala aerea da 15 metri; un complesso di 200 metri di tuberia, materiale di salvataggio e coè teloni da salto, discensori; tutto il necessario per indicazioni di pronto soccorso, ecc.Il Corpo Pompieri di Belluno è costituito totalmente di volontari che si assoggettano anche al servizio notturno in caserma con una squadra di prima partenza.Il Corpo Pompieri di Belluno che è perfettamente organizzato ed è il più importante della provincia ed uno migliore del Veneto accorre, dietro chiamata, in aiuto anche fuori della città”
CORPO PROVINCIALE POMPIERI (1935)
Con il Regio Decreto Legge del 10 ottobre 1935 n. 2475, “Organizzazione provinciale e coordinazione dei servizi pompieristici” si verifica il primo passo che porterà negli anni successivi all’organizzazione antincendio attuale.Viene istituito e posto alle dirette dipendenze de Ministero dell’Interno il Corpo Pompieri con organizzazione provinciale avente comando nel capoluogo di provincia e distaccamenti nei centri più importanti, è obbligatorio il contributo di tutti i comuni della provincia.Il personale che presta servizio presso il Comando Provinciale passa a ruolo permanente, cioè presta la sua opera in via continuativa ed esclusiva al servizio antincendio, mentre nei centri minori continua a sussistere il servizio volontario.Il comandante Polit emana quindi un primo regolamento per i Pompieri Provinciali.Il 16 giugno 1938 viene promulgato il Regio Decreto Legge n. 1021 il termine Pompieri fin’ora utilizzato viene sostituito dalla dicitura Vigili del Fuoco.
Il servizio antincendi viene quindi equiparato in tutte le province d’Italia ed ogni Corpo assume un numero identificativo e di un moto, per Belluno:
11° Corpo Belluno Alere flamman et flammas repellere(alimenta la fiamma e spegni le fiamme)
VIGILI DEL FUOCO E CORPO NAZIONALE (1941)
Alla vigilia della 2^ guerra mondiale si ravvisa la necessità di ammodernare l’ordinamento riguardante i Vigili del Fuoco per permettere una migliore risposta operativa in caso di operazioni belliche. Viene quindi emanato il Decreto Legge 27 febbraio 1939 n. 333 “Nuove norme per l’organizzazione dei servizi antincendi”.Tra la fine del 1940 e gli inizi del 1941 numerosi “Pompieri” bellunesi, permanenti e volontari sono inviati in varie città italiane per prestare lì il servizio antincendio, si ricordano tra tutte Genova e Bari. Anche il Corpo Provinciale di Belluno versa il suo tributo di sangue con quattro Vigili caduti durante operazioni di soccorso conseguenti ad operazioni belliche.Due anni più tardi esce la Legge 27 dicembre 1941 n. 1570 “Nuove norme per l’organizzazione dei servizi antincendi”, legge che istituisce il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco ed aggiunge ai vari incarichi quello del servizio di prevenzione incendi.Al termine della guerra, in un’Italia distrutta, il Corpo Nazionale cerca di riorganizzarsi con una certa rapidità e data la scarsità di automezzi a disposizione si dota di quelli lasciati dalle truppe americane modificandole per il servizio di soccorso. Anche il Corpo Provinciale di Belluno non fa eccezione e nella sua sede ed in quella dei suoi distaccamenti si trovano numerosi di questi automezzi modificati.Intanto prosegue l’opera di soccorso sul territorio data dai numerosi incendi in una provincia che si stà rapidamente riprendendo dalla tragedia della guerra (si ricorda in modo particolare quello che interessa la frazione di Resinego di Sopra – san Vito – 1954). Nel 1951 uomini e mezzi del Corpo Provinciale di Belluno sono impegnati nella grave alluvione che colpisce l’intera area del polesine dovuta alla fuoriuscita dagli argini del Po.
DISASTRO DEL VAJONT (1963)
Alle ore 22.39 del 09 ottobre 1963, dal monte Toc, si stacca una frana con un fronte di circa due chilometri ( 260 milioni di mc.) che precipita nel bacino artificiale del Vajont sollevando 50 milioni di mc. D’acqua che precipitano a valle toccando prima i comuni di Erto e Casso e devastando poi la valle del Piave provocando quasi 2000 morti. Interi paesi tra cui Longarone vengono spazzati via dalla furia delle acque. Immediatamente allertati i Vigili del Fuoco si portano sul luogo e constatata la devastazione fanno intervenire sul posto personale dei comandi provinciali di tutta Italia. L’intervento, che si protrae per diversi mesi, vede impegnato il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con centinaia di uomini e mezzi. E’ sicuramente la catastrofe più grave con cui i Vigili del Fuoco della provincia di Belluno hanno a che fare.
CORPO NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO
Con la Legge 13 maggio 1961, n. 469 abolisce definitivamente anche la precedente gestione finanziaria del Corpo Nazionale affidata ai contributi degli Enti Locali, delegandola unicamente allo Stato dando definitivamente i connotati di servizio nazionale al Corpo.I Corpi Provinciali si trasformano in Comandi Provinciali che dipendono direttamente da Roma e che prestano un servizio uniforme su tutto il territorio nazionale. Viene eliminato il numero che contraddistingue i vari Corpi Provinciali ed il relativo motto.Nel 1966 i Vigili del Fuoco di Belluno sono gravemente impegnati nelle alluvioni che colpiscono il territorio della provincia. Si distingueranno ovunque per l’opera di soccorso prestata alle popolazioni coinvolte dagli avvenimenti alluvionali.A seguito dell’alluvione in provincia vengono instaurati alcuni nuovi distaccamenti con personale a servizio continuativo 24 ore su 24 e più precisamente: Forno di Zoldo, Canale d’Agordo, Caprile, Sappada e Tambre. Questi distaccamento cesseranno il servizio continuativo i primi mesi del 1969.Passano due anni dall’alluvione e i Vigili del Fuoco Permanenti e Volontari sono nuovamente duramente impegnati nel disastro terremoto del Belice che devasta la Sicilia nel 1968. Inviati sul posto con le sezioni operative complete di mezzi per il movimento terra resteranno sul teatro del disastro alcuni mesi in condizioni a volta difficili.Nel frattempo continua l’impegno in provincia, non solo per gli incendi ma anche per i numerosi incidenti stradali che caratterizzano le nostre strade.Nel 1969 il Comando Provinciale si sposta dalla sede ormai troppo piccola di Piazza Piloni a quella nuova ed attuale di Via Gregorio XVI più ampia e funzionale ai compiti affidati ai Vigili del Fuoco.Nel 1971 viene consegnata al Comando la prima APS (AutoPompaSerbatoio) 150, una svolta nella costruzione di mezzi per i “Pompieri”.Passano alcuni anni e nel 1976 il Friuli-Venezia Giulia viene scosso da due violente scosse di terremoto che causano circa mille morti. Essendo uno dei Comandi più vicini, Belluno viene immediatamente impiegato con le sezioni operative per prestare i primi soccorsi alle popolazioni interessate, impegno che si protrarrà per mesi.E’ il 1980 quando un nuovo, devastante terremoto colpisce l’Irpinia in Campania. Anche questa volta i pompieri bellunesi corrono con i loro mezzi ed attrezzature a prestare l’opera di soccorso.Il 1985 vede la nascita a Belluno, su iniziativa di un piccolo nucleo di appassionati, della Squadra Soccorso Valanghe per gli interventi in ambienti invernali.Nel 1985 a Tesero (TN) e nel 1987 in Valtellina accadono due disastri con cause diverse ma con modalità e conseguenze simili,nel primo caso il cedimento di un bacino artificiale e nel secondo la caduta di una frana causano morte e distruzione. In entrambi i casi i Vigili del Fuoco di Belluno intervengono con uomini e mezzi per prestare soccorso.Nel 1991 ad opera di alcuni Vigili, sia permanenti che volontari nasce il Circolo Ricreativo dei Vigili del Fuoco di Belluno con le finalità di promuovere le diverse attività ricreative e culturali allo scopo di migliorare la vita dei soci nei suoi molteplici aspetti e far sorgere fra di essi un maggiore e più stretto spirito di amicizia e collaborazione anche nell’ambiente di lavoro e quello sociale. Intende realizzare, sviluppare e coordinare iniziative artistiche, culturali, educative, turistiche, ricreative ed assistenziali; promuovere dibattiti e convegni di studio attinenti le varie attività e curarne le iniziative editoriali.Il 1997 vede l’impegno dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Belluno in Marche/Umbria per il terremoto che colpisce quelle zone. L’intervento delle colonne mobili bellunesi si sviluppa in varie località per il primo soccorso alle persone e la successiva messa in sicurezza dei beni mobili.L’anno 1999 vede l’impegno di unità permanenti e volontarie nel territorio dell’Albania all’interno della missione che ha lo scopo di portar sollievo alle popolazioni di quel paese sconvolte dalla guerra e dall’estrema poverta.Gli interventi in provincia sono aumentati tra 1980 e 2000 dai circa 900 agli oltre 6000 anche perché il campo di azione del Comando è diventato più ampio e diversificato.Nella settimana a cavallo del 14 ottobre 2002 una quarantina di Vigili del Fuoco di Belluno, su iniziativa del Circolo Ricreativo si reca a New York per partecipare alla sfilata del Columbus Day e rendere omaggio ai Vigili del Fuoco caduti l’11 settembre 2001 nell’attentato delle torri gemelle.Il mese di ottobre/novembre del 2002 vede i Vigili del Fuoco impegnati nel terremoto che colpisce la provincia di Campobasso provocando morte e distruzione in una scuola elementare.
DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO, SOCCORSO PUBBLICO E DIFESA CIVILE (2003)
Nei primi mesi del 2003 viene promulgato un decreto che cambia la collocazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco dalla Direzione Generale della Protezione Civile e Servizi Antincendio a Dipartimento dei Vigili del Fuoco Soccorso Pubblico e Difesa Civile.Nel febbraio 2005 gli uomini del comando di Belluno sono nuovamente impegnati in centro Italia con mezzi movimento terra ed il gatto delle nevi per le eccezionali nevicate che colpiscono quelle regioni.
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